martedì 1 dicembre 2015

In cosa credo? Chi prego?


Non credere nel dio cattolico o in quello (quelli) delle religioni in generale non significa automaticamente essere atei, laici o agnostici. Non significa neppure credere, eventualmente, solo nella propria divinità interiore, immanente. Io non sono cattolico e non credo nel dio dei monoteismi. Per lo meno, non credo che si tratti di “Dio” che per me è intelligenza della vita, coscienza universale, comunione. 

Ricercarlo, sentirlo, trovarlo in sé, come essenza che esperisce ed evolve attraverso la mia umanità, ma anche nel fluire della vita, in tutti noi, in ogni cosa così come nel trascendente è la mia strada, la mia via di consapevolezza, nel rispetto del sentire di tutti: in fondo siamo tutti in viaggio. Io stesso potevo pensarla diversamente qualche anno fa, oggi sento questo, magari domani sentirò ancora altro. 

Spesso mi si chiede: ma quando preghi, quando senti la necessità di un “dialogo”, a chi ti rivolgi? Ebbene, fermo restando che per me preghiera dovrebbe essere la vita stessa e soprattutto gratitudine più che richiesta, io prego me stesso. Sì perché “Dio” sa benissimo cosa deve fare. Io prego me stesso affinchè possa “io” essere capace di rendere omaggio alla vita, alla coscienza, a Dio. Io prego Carlo che non faccia troppi errori, che sappia sempre amare, voler bene, fare cose belle per lui stesso e per gli altri. Quante volte non ci riesco! Ecco perché prego. Ecco perché “mi prego”. A “Dio” – che per me non è quel dio delle religioni! - posso solo rendere grazie, da “lui” posso solo accettare, per “lui” posso solo fare, cercare di capire, di essere quella scintilla che lo rappresenta… nonostante Carlo.

giovedì 22 ottobre 2015

Il mio Insegnamento

Sei soddisfatto della tua "vita"? Ti senti pienamente vivo e realizzato? Ti senti libero, consapevole e creativo? Sei felice? Conosci te stesso? - No???

OK, non abbatterti; adesso ti dico cosa puoi fare:

1
- stai sul pezzo: non cercare diversivi. Non cercare "cure". Non sottovalutare ciò che senti. Non eluderlo;
2 - non pensare che non puoi fare nulla;
3 - incomincia a raccogliere informazioni;
4 - comincia ad apportare cambiamenti a te stesso e al   tuo stile di vita, partendo dalle piccole cose. Sorridi.
5 - trova altri come te;
6 - coordinatevi e… agite.

Gli obiettivi sono molto semplici da individuare:

-
conoscenza e comprensione;
- felicità, salute, prosperità e fratellanza;
- pienezza di vita oltre ogni limite e illusione: oltre i sensi,   il corpo, la materia, il bene e il male, le convenzioni  morali e sociali, i condizionamenti, la paura e la "morte";
- costruire l’anima e fluire in una consapevole  e coerente evoluzione dell’esistenza e della coscienza.
Ecco il mio piano. Ecco ciò per cui vale la pena vivere. Ecco il mio insegnamento.

Tutto il resto è vano, vago e vuoto, se non folle.



sabato 1 agosto 2015

Per morire bisogna prima essere vivi


... e quando si è davvero vivi, non si muore.

Forse alcuni pensano che il mio impegno per la formazione sulla meditazione, lo yoga, le medicine naturali, la ricerca storica, etica e ontologica, renda me e i miei collaboratori e studenti immuni da problematiche esistenziali o da malattie. Che assurdità!

Vi ricordo che siamo calati in un ambiente molto intossicato e che le cose non sono così semplici ed automatiche. Io per primo mi ammalo, potrei contravvenire i malanni più diversi e gravi.
Voglio però ricordare, al di là delle problematiche correnti che riguardano tutti noi, che a me interessa molto, eppure relativamente, la questione del benessere, della prosperità e della cura. La mia ricerca include ma non si limita a quegli obbiettivi, se mai impliciti in un discorso ben più ampio. La malattia? La morte? Ma, la malattia di chi? La morte di cosa?

No, non sono queste le mie priorità dirette. A me interessa che l’Essere Umano si risvegli da questo torpore, da questa pseudo-vita illusoria e inconcludente nella quale si ha paura della sofferenza e della morte quando nemmeno si vive! A me interessa che vi ricordiate chi siamo, qual è il nostro passato reale e quale il nostro futuro possibile, che vi risvegliate a ciò che siete davvero e viviate una vita reale.

Mi interessa relativamente che vi curiate bene e che stiate alla grande qui dentro, in questa vera e propria Matrix. Mi interessa molto di più recuperarvi dove siete davvero e risvegliarvi alla vita reale, che non è questa psico-realtà ipnotica nella quale crediamo di vivere. Io non sono un medico, uno psicologo, un life coach o un consulente finanziario: e la guarigione di cui parlo, sebbene possa certamente includere quello che intendete voi, riguarda qualcosa di molto più radicale, una visione che spazza via tutto ciò che, più che farci morire, non ci fa proprio vivere.

lunedì 29 giugno 2015

Scuola Triennale ACOS per Operatori Olistici e Formatori

Stare bene significa maturare saggezza e buoni propositi, competenze e virtù. Significa sapersi guidare e saper consigliare gli altri verso un cammino di consapevolezza. Significa portare un messaggio di amicizia, di speranza, di guarigione. Significa applicare e insegnare la Meditazione come strumento di centratura e di benessere.